Un delirio organizzato, colto in modo non convenzionale, e divertente di sicuro.
Un album di 19 brani che non si dimenticherà facilmente, per il connubio di novità
e intelligenza che Caparezza cavalca intrepido, nella musica come nei testi, in
spregio a ogni ardire. L’artista vero ha il dovere di rischiare, e girata
l’anno scorso la boa dei 40, il già-rapper di Molfetta ha costruito un’opera
dove si toglie alcune soddisfazioni.
Il titolo un po’ repellente, “Museica”, ovvero “peace and
Louvre” come recita lui alla fine, riassume un percorso complesso fra alcune
opere della pittura per lo più surrealista che gli ispirano confessioni, fastidi,
idee, e appunto deliri personali. Se ne esce felicemente confusi, e pronti a ricominciare
da capo: non è un caso, l’idea di ambientare la presentazione, a Milano nel
Museo Fondazione di arte contemporanea Matalon, in Foro Bonaparte, regolarmente
dotati di audioguida con la quale soffermarsi davanti a copie dei dipinti e cogliere
quel filo rosso che li lega ai testi.
Il bacio fra Breznev e Honecker dipinto da Vrubel sul Muro di Berlino serve a Caparezza
per una confessione sulla sua follia creativa; la Natura Morta con Bibbia di Van
Gogh è un parallelo fra vite spericolate: quella del pittore e quella di un tipo
qualunque in questi nostri tempi, preso fra tapis roulant e computer a letto in
” Mica Van Gogh”; chi è il pazzo? Si chiede il Nostro. Francisco Goya
con “Saturno che divora i suoi fratelli” è l’ispirazione di “Figli
d’arte”, cioè il figli di cantautori che lamentano “In un anno
l’avrò visto un paio di ore”. La famosa Gioconda con i baffi di Duchamp
fa partire “Comunque Dada” sui felici disertori del Cabaret Voltaire
di Zurigo negli Anni Dieci del Novecento. Ci sono voli arditi, come Giotto accostato
agli “Ye ye” e al boom economico d
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